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	<title>Verso Copenaghen 09</title>
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	<description>Analisi e notizie sul negoziato ONU sul clima a Copenaghen (7-18 dicembre 2009)</description>
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		<title>In Bolivia le miniere danneggiano le risorse idriche</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 07:02:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'estrazione mineraria è una delle questioni centrali per le comunità boliviane che lottano per il diritto all'acqua. Il settore estrattivo utilizza infatti enormi quantità d'acqua, che vengono così sottratte all'utilizzo umano ma anche all'agricoltura, divenendo così fattore di ulteriore incertezza per la sicurezza alimentare dei più poveri. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/timthumb1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-514" title="timthumb" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/timthumb1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;estrazione mineraria è una delle questioni centrali per le comunità boliviane che lottano per il diritto all&#8217;acqua. Il settore estrattivo utilizza infatti enormi quantità d&#8217;acqua, che vengono così sottratte all&#8217;utilizzo umano ma anche all&#8217;agricoltura, divenendo così fattore di ulteriore incertezza per la sicurezza alimentare dei più poveri. Il diritto a decidere sull&#8217;uso della terra è centrale alla lotta della popolazione boliviana, in gran parte indigeni e in buona parte campesinos. Una questione questa che molti vorranno discutere anche nell&#8217;ambito della Conferenza dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra organizzata dal governo boliviano e che inizierà il 18 aprile a Tiquipaya, cittadina alle pendici delle montagne alle porte di Cochabamba.</p>
<p>Le comunità boliviane affette dagli impatti delle grandi miniere a cielo aperto, come il caso della miniera di San Cristobal, sono arrivate lunedì scorso ad organizzare un blocco della ferrovia che trasporta i minerali estratti, principalmente argento, zinco e piombo, fuori dal Paese. Blocco che ha costretto la compagnia giapponese che gestisce la miniera, la Sumitomo Corp, a stoccare il minerale in loco in attesa di trovare altre vie per trasportarlo verso i porti cileni per l&#8217;esportazione oltreoceano.</p>
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		<title>A Cochabamba continua la lotta per il diritto all&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 10:57:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cinque pozzi d'acqua per 1450 famiglie. E' questa la situazione di uno dei quartieri della zona sud di Cochabamba denunciata dal presidente della Cooperativa per l'acqua potabile 1 Maggio. Alla sua voce si sono unite quelle di altri rappresentanti di associazioni della stessa zona della città che dieci anni fa animarono la protesta che passò alla storia come la guerra dell'acqua. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/timthumb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-510" title="timthumb" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/timthumb.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Cinque pozzi d&#8217;acqua per 1450 famiglie. E&#8217; questa la situazione di uno dei quartieri della zona sud di Cochabamba denunciata dal presidente della Cooperativa per l&#8217;acqua potabile 1 Maggio. Alla sua voce si sono unite quelle di altri rappresentanti di associazioni della stessa zona della città che dieci anni fa animarono la protesta che passò alla storia come la guerra dell&#8217;acqua. Voci unite per denunciare il problema su cui oggi queste organizzazioni stanno concentrando la propria attenzione. La conquista della gestione pubblica dell&#8217;acqua è stato un passo fondamentale, ma non è bastata a risolvere il problema dell&#8217;accesso universale all&#8217;acqua in uno dei Paesi più poveri dell&#8217;America del Sud.</p>
<p>Il problema che le organizzazioni sociali dei quartieri del sud della città denunciano oggi è quello della gestione dei rifiuti, una questione centrale per la maggior parte delle metropoli del Sud. Il caso più eclatante per i gruppi di Cochabamba è quello della discarica di Cala Cala, dove la mala gestione dei rifiuti depositati all&#8217;aria aperta ha causato l&#8217;inquinamento delle falde acquifere più profonde, situate fino a 100 metri di profondità. Un inquinamento che sembrerebbe essere irreversibile, e che ha portato le associazioni dei quartieri del sud della città a denunciare le autorità locali.</p>
<p>Le organizzazioni sono tuttavia consapevoli che se da un lato la denuncia potrebbe portare a una compensazione monetaria delle famiglie più povere, dall&#8217;altro non risolve il problema reale che queste comunità stanno vivendo. Servono investimenti in infrastrutture per la raccolta e la gestione dei rifiuti, parte del pacchetto dei finanziamenti per la mitigazione che i governi del Sud stanno negoziando anche in ambito multilaterale. La denuncia delle comunità di Cochabamba evidenzia l&#8217;urgenza di un intervento in questo senso, per garantire prima di tutto la protezione delle riserve d&#8217;acqua del Paese, per altro in riduzione anche a causa della diminuzione delle piogge.</p>
<p>“Le riserve d&#8217;acqua più superficiali si stanno seccando a causa dei cambiamenti climatici, mentre quelle più profonde sono inquinate in maniera irreversibile. Se questa è la situazione, da dove prenderemo l&#8217;acqua per continuare a vivere?” è l&#8217;interrogativo giustamente sollevato dalle comunità più povere della città.</p>
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		<title>Si aprono oggi a Cochabamba, Bolivia, i lavori della Terza Feria Internacional del Agua</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un evento convocato dai movimenti sociali di Cochabamba in ricordo del decennale di una delle più grandi rivolte popolari contro la presenza di multinazionali nel territorio del paese, passata alla storia come la guerra dell'acqua. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/bolivia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-506" style="margin: 5px 8px;" title="Isla del Sol, Titicaca lake" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/04/bolivia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un evento convocato dai movimenti sociali di Cochabamba in ricordo del decennale di una delle più grandi rivolte popolari contro la presenza di multinazionali nel territorio del paese, passata alla storia come la guerra dell&#8217;acqua. Protagonista la Bechtel, multinazionale statunitense che nell&#8217;aprile del 2000 fu costretta a lasciare la Bolivia. Da allora Cochabamba è un simbolo della lotta per il diritto all&#8217;acqua per migliaia di comunità in tutto il mondo, dove a partire dal 1999, sotto la spinta delle istituzioni finanziarie internazionali, in primo luogo la Banca Mondiale, iniziarono le privatizzazioni di questa risorsa primaria per la vita stessa. “L&#8217;acqua è un diritto umano, non può essere mercificata” è stato detto ieri da uno degli organizzatori della manifestazione che ha sfilato per le vie della città. Migilaia di persone dei quartieri a sud della città, hanno marciato per diversi chilometri verso il Complejo Fabril, dove da oggi al 18 di aprile le comunità locali, assieme a una nutrita delegazione di rappresentanti di organizzazioni della società civile internazionale, si riuniranno in gruppi di lavoro attorno a questioni centrali come quella dei collegamenti tra cambiamenti climatici e acqua, gestione comunitaria dell&#8217;acqua, strategie di collaborazione pubblica comnitaria dell&#8217;acqua, etc.<br />
All&#8217;organizzazione delle Feria hanno partecipato diversi gruppi e organizzazioni italiane, parte del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull&#8217;Acqua e del Forum italiano dei Movimenti per l&#8217;acqua, che da dieci anni sostengono le comunità di Cochabamba e la loro lotta per una gestione pubblica comunitaria dell&#8217;acqua.<a href=" http://feriainternacionaldelagua.org/2010/02/20/programma/" target="_blank"></p>
<p>http://feriainternacionaldelagua.org/2010/02/20/programma/</a></p>
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		<title>Copenaghen 09: cronaca di un fallimento annunciato</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 10:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La serata del 23 gennaio 2010 a La Città dell’Utopia, a Roma, vuole essere una testimonianza collettiva dei negoziati di Copenaghen. Il vertice visto attraverso gli occhi della società civile, le foto, i video. Uno spazio per capire meglio cosa è successo e immaginare insieme gli scenari futuri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-497" style="margin-left: 7px; margin-right: 7px;" title="cartolina_WEB" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2010/01/cartolina_WEB-150x150.jpg" alt="cartolina_WEB" width="150" height="150" />Il vertice ONU sul clima di Copenaghen si è concluso con un misero accordo tra i “Grandi”, senza un impegno vincolante al cambiamento.<br />
Le nazioni più povere, maggiormente colpite dagli effetti del cambio climatico, non verranno risarcite. Interi Paesi, come Tuvalu, rischiano di scomparire, sommersi dall’innalzamento degli oceani. Come si è arrivati a questo fallimento? Che ruolo ha avuto la società civile in questo processo? Quali prospettive per le mobilitazioni future?</p>
<p>La serata del 23 gennaio a La Città dell’Utopia vuole essere una testimonianza collettiva dei negoziati di Copenaghen. Il vertice visto attraverso gli occhi della società civile, le foto, i video. Uno spazio per capire meglio cosa è successo e immaginare insieme gli scenari futuri.</p>
<p>Sabato 23 gennaio<br />
[h. 18.30] Proiezione video e foto sul COP15<br />
[h. 19,30] Assemblea/Dibattito<br />
“Il ruolo della società civile nei negoziati<br />
sul cambiamento climatico. Quali prospettive?”<br />
[h. 21] Cena popolare<br />
[h. 22] Concerto Trinity &#8211; Rock unplugged!</p>
<p>La Città dell’Utopia<br />
via Valeriano 3F (metro S. Paolo)<br />
tel. 0659648311 &#8211; lacittadellutopia@sci-italia.it<br />
www.versocopenaghen09.org</p>
<p>un evento a cura di SCI, CRBM, AMisnet e Mani Tese</p>
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		<title>Il commento finale della CRBM-Mani Tese sul disastro di Copenaghen</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 15:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[verso copenhagen]]></category>

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		<description><![CDATA[La CRBM/Mani Tese critica senza mezzi termini il pessimo “Accordo di Copenaghen”. Invece di un trattato vincolante, l’esile testo finale del vertice danese non offre speranze alle realtà del Sud del mondo, meno responsabili ma più impattate dai cambiamenti climatici.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_128" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-128" title="Mermaid_Colour_300x374_96dpi" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/11/Mermaid_Colour_300x374_96dpi.jpg" alt="mermaid" width="180" height="224" /><p class="wp-caption-text">mermaid</p></div>
<p>La CRBM/Mani Tese critica senza mezzi termini il pessimo “Accordo di Copenaghen”. Invece di un trattato vincolante, l’esile testo finale del vertice danese non offre speranze alle realtà del Sud del mondo, meno responsabili ma più impattate dai cambiamenti climatici.</p>
<p>“L&#8217;atteggiamento negoziale dell&#8217;UE è stato deprecabile, oltremodo aggressivo e ipocrita, volto a usare tutti i mezzi a disposizione non per trovare una giusta soluzione alla questione climatica ma   per  imporre un <em>bad deal</em> che ricadrà tutto sui più poveri” dichiara Elena Gerebizza della CRBM/Mani Tese. “Un testo inaccettabile” continua la Gerebizza “sia in termini di riduzioni di emissioni che di finanziamenti pubblici”. Due punti su cui il documento finale ha fatto un flop clamoroso, che costerà milioni di vite umane ai Paesi africani e a quelli più esposti ai cambiamenti climatici, come Tuvalu e gli altri piccoli stati insulari, o quelli desertici come il Sudan e di alta montagna quali il Nepal o la Bolivia.</p>
<p>Nei prossimi tre anni saranno garantite loro solo briciole. Non è chiaro come e se i 30 miliardi fino al 2012 citati nel documento finale saranno raccolti. Anche i promessi 100 miliardi l’anno tra il 2012 e il 2020 sono comunque molti meno di quelli richiesti dalle stesse Nazioni Unite e dai Paesi del Sud del pianeta.</p>
<p>“Finanziamenti insufficienti, che non garantiscono nemmeno la metà dei 400 miliardi all&#8217;anno richiesti dai paesi poveri per sopperire ai costi di adattamento e mitigazione più impellenti, oltre a   rischiare di aumentare il debito estero delle realtà già duramente colpite dalla crisi economica e finanziaria” dichiara la Gerebizza. Il vago linguaggio dell&#8217; “Accordo” apre infatti alla possibilità che i 30 miliardi vengano erogati anche attraverso le istituzioni finanziarie internazionali, oltre che con la partecipazione del settore privato. “Una prospettiva pericolosa e inaccettabile, a cui i Paesi africani ma anche le economie emergenti si sono opposte strenuamente nel corso delle due settimane di negoziato, e che speriamo venga rivista nei prossimi mesi”.</p>
<p>L’intesa sulla riduzione delle emissioni è a dir poco eterea, anche in questo caso troppo poco e senza i necessari vincoli legali.</p>
<p>“Da Copenaghen emerge la malafede dei governi europei, che hanno adottato in una sede multilaterale come quella delle Nazioni Unite gli stessi metodi usati nel negoziato sul commercio, in fase di stallo da oltre sei anni per gli stessi motivi. Quella commerciale, come quella climatica, sono questioni che si possono risolvere solo a livello multilaterale, e solo se Europa e Stati Uniti accetteranno le proprie responsabilità e saranno disposti a negoziare ad armi pari con tutti gli altri” conclude la Gerebizza.</p>
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		<title>Copenaghen? Un flop totale!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 23:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Accordo beffa a Copenaghen. Un’intesa che lo stesso Barack Omaba definisce importante ma "insufficiente". Alla fine di una giornata a dir poco convulsa gli americani annunciano prima un accordo raggiunto con i Paesi emergenti (Cina, l'India, il Brasile e il Sudafrica), poi rendono noto che tutti i Paesi ricchi hanno dato il loro accordo a un testo che risulta veramente impalpabile rispetto a quelli fatti circolare nei giorni passati, che già non erano memorabili. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-309" title="systemic-change" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/12/systemic-change.jpg" alt="systemic-change" width="200" height="145" />Accordo beffa a Copenaghen. Un’intesa che lo stesso Barack Omaba definisce importante ma &#8220;insufficiente&#8221;. Alla fine di una giornata a dir poco convulsa gli americani annunciano prima un accordo raggiunto con i Paesi emergenti (Cina, l&#8217;India, il Brasile e il Sudafrica), poi rendono noto che tutti i Paesi ricchi hanno dato il loro accordo a un testo che risulta veramente impalpabile rispetto a quelli fatti circolare nei giorni passati, che già non erano memorabili. L’esile documento finale non presenta cifre sui tagli ai gas serra, ma solo sugli impegni finanziari (30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e 100 miliardi l&#8217;anno entro il 2020), senza vincoli legali e senza il riferimento alla riduzione delle emissioni del 50 per cento entro il 2050.</p>
<p>I Paesi che hanno sottoscritto l&#8217;accordo si sono impegnati a mettere per iscritto gli impegni di riduzione dei gas a effetto serra per il periodo 2015-2020 entro il primo febbraio 2010. Insomma, un fallimento totale…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mezza smentita e negoziati fiume</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 17:56:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le Nazioni Unite e tutti le fonti governative interpellate ora provano a smentire un prolungamento del vertice al fine settimana, ma qui al centro stampa sono tutti convinti che si andrà alle calende greche. Intanto circolano altre bozze di dichiarazione finale, che le grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace definiscono “disgustose”. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_273" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-273" title="pianeta-rosso" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/12/pianeta-rosso-Converted.jpg" alt="pianeta rosso" width="180" height="166" /><p class="wp-caption-text">pianeta rosso</p></div>
<p>Le Nazioni Unite e tutti le fonti governative interpellate ora provano a smentire un prolungamento del vertice al fine settimana, ma qui al centro stampa sono tutti convinti che si andrà alle calende greche. Intanto circolano altre bozze di dichiarazione finale, che le grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace definiscono “disgustose”. Tutti i testi sono composti da due paginette con al massimo una quindicina di paragrafi. Sembrano un comunicato finale di un vertice del G8 qualsiasi. Poi sappiamo che (scarso) valore hanno avuto, soprattutto per i Paesi del Sud del mondo le promesse prese dai cosiddetti grandi…</p>
<p>Chissà, forse il secondo incontro odierno Obama-Wen sbloccherà l’impasse. Dubitarne è più che lecito.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tempi supplementari!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:39:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le Nazioni Unite hanno chiesto ai 119 capi di Stato e di governo accorsi a Copenaghen da tutto il mondo di non partire questa sera. La voce di un prolungamento della conferenza è dunque confermata: si continuerà a negoziare durante il fine settimana. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_116" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-116" title="logoONU" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/11/logoONU.gif" alt="logo ONU" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">logo ONU</p></div>
<p>Le Nazioni Unite hanno chiesto ai 119 capi di Stato e di governo accorsi a Copenaghen da tutto il mondo di non partire questa sera. La voce di un prolungamento della conferenza è dunque confermata: si continuerà a negoziare durante il fine settimana. Intanto alcuni media locali e internazionali hanno reso pubblica la bozza del testo finale su cui si è discusso fino a questa mattina. Un testo molto debole, dove per il limite di due gradi centigradi per l’innalzamento della temperatura entro il 2100 non prevede obblighi vincolanti per i Paesi e non fa riferimento al 2010 come termine per siglare un nuovo accordo vincolante. Confermati i soli 30 miliardi di dollari fino al 2012 per i Paesi del Sud.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutti a mangiare</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I leader si sono presi una pausa per consumare un rapido pasto. Sembra che nel frattempo il presidente Obama e il premier cinese Wen si siano incontrati per un colloquio durato circa un'ora. I ben informati (l'agenzia stampa Reuters) parlano di progressi scarsi, se non nulli. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-161" title="colletti-bianchi" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/11/colletti-bianchi.jpg" alt="colletti-bianchi" width="180" height="143" />I leader si sono presi una pausa per consumare un rapido pasto. Sembra che nel frattempo il presidente Obama e il premier cinese Wen si siano incontrati per un colloquio durato circa un&#8217;ora. I ben informati (l&#8217;agenzia stampa Reuters) parlano di progressi scarsi, se non nulli. Per il resto stiamo assistendo alla cancellazione di una conferenza stampa dopo l&#8217;altra - uno dei pochi ad aver parlato è il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Scommetteremmo più di un euro sul fatto che si supereranno le ore 17, in teoria il limite ultimo fissato per la fine dei lavori. Ma si fa sempre più strada l&#8217;ipotesi dei tempi supplementari&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;e il discorso ufficiale del presidente americano</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 11:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I cambiamenti climatici rappresentano una minaccia reale. Non è finzione, ma è scienza. Non si tratta più di discutere della natura del problema, ma di come affrontarlo”. L’incipit del discorso in plenaria di Barack Obama – arrivato molto in ritardo rispetto alla tabella di marcia – è incoraggiante, almeno se si considera la posizione degli Stati Uniti solo un anno fa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_208" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><img class="size-full wp-image-208" title="Barak Obama (foto wikipedia, GNU Free Documentation License)" src="http://www.versocopenaghen09.org/wp-content/uploads/2009/11/Barakobama.jpg" alt="Barak Obama (foto wikipedia, GNU Free Documentation License)" width="170" height="189" /><p class="wp-caption-text">Barak Obama (foto wikipedia, GNU Free Documentation License)</p></div>
<p>“I cambiamenti climatici rappresentano una minaccia reale. Non è finzione, ma è scienza. Non si tratta più di discutere della natura del problema, ma di come affrontarlo”. L’incipit del discorso in plenaria di Barack Obama – arrivato molto in ritardo rispetto alla tabella di marcia – è incoraggiante, almeno se si considera la posizione degli Stati Uniti solo un anno fa. Tuttavia, dopo aver fatto la solita lista della spesa dei progressi degli Usa e delle offerte, già esplicitate ieri dal segretario di Stato Hillary Clinton, Obama conferma la situazione di stallo negoziale. “E’ tempo di agire, non di parlare, serve che ci sia iniziativa da tutte le parti” ha dichiarato il presidente, ricordando che gli impegni finanziari presi dagli Usa saranno onorati solo se a Copenaghen ci sarà un accordo. “Il tempo a disposizione è ormai molto poco” ha poi ammonito. Insomma, il gioco delle parti, soprattutto tra cinesi e americani, va avanti.</p>
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