Verso Copenaghen 09

Analisi e notizie sul negoziato ONU sul clima a Copenaghen (7-18 dicembre 2009)

Breve guida ai principali trattati sui cambiamenti climatici

breve guida

breve guida

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l’acronimo UNFCCC o FCCC) è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), informalmente conosciuta come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Il trattato punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, sulla base dell’ipotesi di riscaldamento globale.

Il trattato, come stipulato originariamente, non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle nazioni individuali; era quindi legalmente non vincolante. Invece, esso includeva previsioni di aggiornamenti (denominati “protocolli”) che avrebbero posto i limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi è il protocollo di Kyōto, che è diventato molto più noto che la stessa UNFCCC.

La Convenzione sui cambiamenti climatici fu aperta alle ratifiche il 9 maggio 1992 ed entrò in vigore il 21 marzo 1994. Il suo obiettivo dichiarato è “raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico”.

Ogni anno i 188 Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione si incontrano nella cosiddetta “Conferenza delle Parti” (COP) per decidere dei progressi in materia di lotta ai cambiamenti climatici. Quella di Copenaghen sarà la quindicesima Conferenza delle Parti (COP 15).

Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Non è stato ratificato dagli Stati Uniti d’America.

Come funziona Kyoto

Il protocollo di Kyōto prevede per i Paesi aderenti, la possibilità di servirsi di un sistema di “meccanismi flessibili” per l’acquisizione di crediti di emissioni:

  • Clean Development Mechanism (CDM): consente ai Paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale dei Paesi ospiti e nello stesso tempo generino crediti di emissione (CER) per i Paesi che promuovono gli interventi.
  • Joint Implementation (JI): consente ai paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas-serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti, congiuntamente con il paese ospite.
  • Emissions Trading (ET): consente lo scambio di crediti di emissione tra Paesi industrializzati e ad economia in transizione; un Paese che abbia conseguito una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiore al proprio obiettivo può così cedere (ricorrendo all’ET) tali “crediti” a un Paese che, al contrario, non sia stato in grado di rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra.

Cina, India e altri paesi in via di sviluppo sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyōto perché essi non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico. Ovvero, il protocollo riconosce il principio della responsabilità uguale ma differenziata dei Paesi firmatari.I paesi non aderenti sono responsabili del 40% dell’emissione mondiale di gas serra.

Nel 2007 i membri della Conferenza delle Parti hanno firmato un piano d’azione che i governi si sono impegnati a implementare entro la COP 15, ovvero entro dicembre. Per questo l’appuntamento di Copenaghen riviste un’importanza fondamentale dal punto di vista politico. Il piano d’azione include il riconoscimento da parte dei Paesi sviluppati della propria responsabilità storica nell’aver generato le emissioni che causano i cambiamenti climatici, e quindi l’impegno a mettere a disposizione i finanziamenti necessari per l’adattamento nei Paesi del Sud. Un fondo multilaterale ad hoc è già funzionante presso l’UNFCCC (Adaptation Fund). Il piano d’azione prevede inoltre che si decida quale sarà il meccanismo e quali le fonti dei finanziamenti pubblici necessari per adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.

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