Il commento finale della CRBM-Mani Tese sul disastro di Copenaghen

mermaid
La CRBM/Mani Tese critica senza mezzi termini il pessimo “Accordo di Copenaghen”. Invece di un trattato vincolante, l’esile testo finale del vertice danese non offre speranze alle realtà del Sud del mondo, meno responsabili ma più impattate dai cambiamenti climatici.
“L’atteggiamento negoziale dell’UE è stato deprecabile, oltremodo aggressivo e ipocrita, volto a usare tutti i mezzi a disposizione non per trovare una giusta soluzione alla questione climatica ma per imporre un bad deal che ricadrà tutto sui più poveri” dichiara Elena Gerebizza della CRBM/Mani Tese. “Un testo inaccettabile” continua la Gerebizza “sia in termini di riduzioni di emissioni che di finanziamenti pubblici”. Due punti su cui il documento finale ha fatto un flop clamoroso, che costerà milioni di vite umane ai Paesi africani e a quelli più esposti ai cambiamenti climatici, come Tuvalu e gli altri piccoli stati insulari, o quelli desertici come il Sudan e di alta montagna quali il Nepal o la Bolivia.
Nei prossimi tre anni saranno garantite loro solo briciole. Non è chiaro come e se i 30 miliardi fino al 2012 citati nel documento finale saranno raccolti. Anche i promessi 100 miliardi l’anno tra il 2012 e il 2020 sono comunque molti meno di quelli richiesti dalle stesse Nazioni Unite e dai Paesi del Sud del pianeta.
“Finanziamenti insufficienti, che non garantiscono nemmeno la metà dei 400 miliardi all’anno richiesti dai paesi poveri per sopperire ai costi di adattamento e mitigazione più impellenti, oltre a rischiare di aumentare il debito estero delle realtà già duramente colpite dalla crisi economica e finanziaria” dichiara la Gerebizza. Il vago linguaggio dell’ “Accordo” apre infatti alla possibilità che i 30 miliardi vengano erogati anche attraverso le istituzioni finanziarie internazionali, oltre che con la partecipazione del settore privato. “Una prospettiva pericolosa e inaccettabile, a cui i Paesi africani ma anche le economie emergenti si sono opposte strenuamente nel corso delle due settimane di negoziato, e che speriamo venga rivista nei prossimi mesi”.
L’intesa sulla riduzione delle emissioni è a dir poco eterea, anche in questo caso troppo poco e senza i necessari vincoli legali.
“Da Copenaghen emerge la malafede dei governi europei, che hanno adottato in una sede multilaterale come quella delle Nazioni Unite gli stessi metodi usati nel negoziato sul commercio, in fase di stallo da oltre sei anni per gli stessi motivi. Quella commerciale, come quella climatica, sono questioni che si possono risolvere solo a livello multilaterale, e solo se Europa e Stati Uniti accetteranno le proprie responsabilità e saranno disposti a negoziare ad armi pari con tutti gli altri” conclude la Gerebizza.
Leave a Response
You must be logged in to post a comment.
