In Bolivia le miniere danneggiano le risorse idriche
L’estrazione mineraria è una delle questioni centrali per le comunità boliviane che lottano per il diritto all’acqua. Il settore estrattivo utilizza infatti enormi quantità d’acqua, che vengono così sottratte all’utilizzo umano ma anche all’agricoltura, divenendo così fattore di ulteriore incertezza per la sicurezza alimentare dei più poveri. Il diritto a decidere sull’uso della terra è centrale alla lotta della popolazione boliviana, in gran parte indigeni e in buona parte campesinos. Una questione questa che molti vorranno discutere anche nell’ambito della Conferenza dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra organizzata dal governo boliviano e che inizierà il 18 aprile a Tiquipaya, cittadina alle pendici delle montagne alle porte di Cochabamba.
Le comunità boliviane affette dagli impatti delle grandi miniere a cielo aperto, come il caso della miniera di San Cristobal, sono arrivate lunedì scorso ad organizzare un blocco della ferrovia che trasporta i minerali estratti, principalmente argento, zinco e piombo, fuori dal Paese. Blocco che ha costretto la compagnia giapponese che gestisce la miniera, la Sumitomo Corp, a stoccare il minerale in loco in attesa di trovare altre vie per trasportarlo verso i porti cileni per l’esportazione oltreoceano.
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